Si conclude la vicenda della famiglia Sasa. Avevamo lasciato Shinjurou che parlava con un frigorifero accusandolo di essere Kazamori, figlio adottivo di Komamori, defunto inventore dei RAI, programmi web-based che, impiantati su degli androidi, li rendevano utilizzabili per ogni tipo di nefandezza e perversione, ragion per cui furono messi e sono tutt’ora fuori legge.
Quali saranno le altre scoperte che farà il nostro investigatore? Come fa un ragazzino pestifero a trasformarsi in una topa atomica (cit.) col Geass (cit.)?
Continuate a seguirci, ne vedrete delle belle!
L’episodio è famoso anche per aver mandato fuori scala, causa indignazione, la modalità “note” della nostra Akainatsuki. Non ve le facciamo vedere tutte perché vogliamo divertirci solo noi, ma se andate sul nostro gruppo Facebook potrete forse ancora trovare due screen dell’episodio con in sovrimpressione alcuni esempi.
Come consuetudine, micro extra: Inga ha creato il simbolo dell’agenzia investigativa!
In questo secondo episodio, dopo che Touran ed i Pirati del Cielo di Kartaffel hanno siglato la loro alleanza, Fam e Giselle vengono incaricate da Liliana di condurre Miria nella capitale Iglasia per consegnare al Re suo padre un importante messaggio.
Nel frattempo le flotte congiunte del Regno e dei Pirati attaccano le navi di Ades, allo scopo di affondare la Impetus, l’ammiraglia a bordo della quale c’è Luskina.
Confusi dai nomi? E questi sono solo dieci! Pensate noi!
Le cose non vanno come previsto e le due giovani aviatrici devono tentare una spericolata manovra per cercare di salvare il salvabile. Ma il piano di Luskinia raggiunge un inimmaginabile livello di spietatezza quando…
Siamo arrivati a festeggiare ben cinque anni di attività e non possiamo che ringraziarvi per la pazienza con cui ci seguite, nonostante la tendenza a tirarla un po’ per le lunghe con alcune serie. Anche se capita di annunciare la sospensione di qualcuna, non è detto che questa sia definitiva ed è il caso di Elfen Lied, la cui traduzione è stata completata, ora tocca alla rognosa parte tecnica (l’encoding è un casino che non vi sto a spiegare), l’importante è che metà del lavoro sia stato fatto.
Approfitto dell’occasione per tre annunci:
1) Albireo, grazie al quale siamo ripartiti con Elfen Lied, è entrato in pianta stabile nel nostro staff e, incurante della sfortuna che ha colpito chi ci ha lavorato, ha manifestato la volontà di terminare anche Tsukuyomi Moon Phase. Benvenuto e in bocca al lupo :)
2) Per tenervi aggiornati in tempo reale sullo stato dei nostri lavori, abbiamo aperto una pagina su Facebook sui nostri work in progress, dove a turno GNN, Akainatsuki ed io posteremo novità e progetti che bollono in pentola.
3) Siamo anche su Twitter! Avrete già notato il box a sinistra, per il momento dai caratteri microscopici. Sfrutteremo anche questo social network per tenervi sempre aggiornati, perché anche se siamo un po’ lenti con i rilasci ogni giorno abbiamo qualcosa di pronto (come ad esempio i famosi omake di Black Lagoon, fermi ai box dall’anno scorso).
Parliamo invece del film di oggi. Molti di voi avranno sentito parlare di Hachiko – Il tuo migliore amico con Richard Gere. Magari ignorate che si tratta di un remake di un film giapponese del 1987. Ecco, lo ignoravo anch’io, dopo aver pianto come un asino al cinema, ma dopo aver fatto un paio di ricerche ho trovato il DVD di Hachiko Monogatari (La storia di Hachiko) e nei primi di Gennaio del 2010 (avete letto bene) ho iniziato la traduzione. Purtroppo i sottotitoli inglesi di partenza erano orrendi e lacunosi, perciò questo fansub è rimasto in stand-by per parecchi mesi, finché non è arrivata Akainatsuki che, santa donna, ha rivisto tutto il lavoro e si è sobbarcata l’improba impresa della traduzione delle decine e decine di battute mancanti. Quindi, prima che diciate “Eh, ma l’hanno già tradotto i DLG Crew”, io vi chiedo “Le hanno tradotte, quelle cento battute che mancavano nel sub inglese?”
Se invece conoscete la statua di Hachiko, ma non la sua storia, è presto detto: Hachi (talvolta chiamato Hachi-ko, scritto anche Hachiko, insomma un casino) era un esemplare di Akita diventato famoso a livello nazionale – e poi mondiale – perché accompagnava il suo padrone, l’agronomo Hidejiro Ueno, tutte le mattine in stazione; dopo la morte di quest’ultimo, Hachi ha continuato ad aspettarlo davanti alla stazione ferroviaria di Shibuya tutti i giorni fino alla sua morte, dieci anni dopo.
Terzo capitolo della saga (tutta concentrata nel medesimo anno, se notate), La Vendetta di Daimajin (Daimajin gyakushu), vede la colossale statua animata punire ancora una volta un daimyo malvagio, che ha rapito gli abitanti di un villaggio di montagna per costringerli a lavorare nelle sue miniere di zolfo.
Per procurarsi la materia prima e produrre così la polvere da sparo che gli consentirà di sottomettere i vicini, il cattivone di turno non esiterà a distribuire frustate, sparare a vista e sciogliere i prigionieri nello zolfo bollente a mo’ di killer mafioso.
Ma non ha fatto i conti con i piccoli protagonisti del film che, per salvare babbo e fratelli, osano attraversare la Montagna Sacra sfidando l’ira del dio, che in realtà è buono e saprà ascoltare le loro preghiere finendo per impalare come da copione il malvagio.
Nel 2010, il regista Kevin Tancharoen si è messo in testa di essere in grado di realizzare una serie dedicata a Mortal Kombat; ha girato quindi un episodio pilota da mostrare alla Warner Bros. per convincerla ad avallare il progetto. L’idea ha funzionato e Mortal Kombat Legacy è stato trasmesso in streaming e noi, come ricorderete, l’abbiamo sottotitolato in italiano. Rimaneva ancora da fare il pilot iniziale e colmiamo con un certo ritardo questa lacuna: Mortal Kombat Rebirth presenta alcuni dei personaggi che poi sono tornati in Legacy, raccontandoci brevemente le origini di Reptile e Baraka per bocca di Jax, con la partecipazione di Sonya Blade e un altro personaggio storico che non rivelo per non spoilerare il finale. Il tutto in FullHD con un fastidiosissimo motion blur, suppongo voluto dato che tutte le versioni circolanti ce l’hanno. Buona visione!
Un’astronave della Federazione, dopo lungo e periglioso viaggio, giunge su un lontano pianeta per liberarlo dall’oppressione di una razza malvagia.
No, non è la trama di un film di Star Trek, ma di “Negri Gay dallo Spazio Profondo”, traduzione italiana di Gay Niggers from Outer Space, cortometraggio danese che prende bellamente in giro il genere fantascienza e quello della blaxploitation.
La Federazione è quella dei Negri Gay, l’astronave è la Ringmusculaturus II (Sfintere II), mentre la razza malvagia è quella femminile, che impedisce ai gay di autoriprodursi e vivere in un mondo idilliaco fatto di bei fusti che nuotano nudi in piscina.
Nomi come ArmInAss, Capt. B. Dick, D. Ildo, Shaved Balls e Mr. Schwul diranno poco a chi non sa l’inglese, ma leggete la nostra traduzione e capirete.
Un video rozzissimo (e per giunta quasi sempre in bianco e nero), scenografie di carta stagnola, recitazione pessima, doppiaggio fuori sincrono, trama assurda, doppi sensi a profusione, rendono questo film un capolavoro del trash che i BBF, tra i leader in questo discutibile settore, non potevano lasciarsi scappare.
Per chi riuscisse superare indenne la visione e se lo dovesse chiedere, la GNAA (Gay Niggers Association of America) esiste davvero, ed è un troll/hacker group che prende il nome dal film, mentre la funky music che accompagna il primo approccio da incubo dei nostri eroi con l’umanità non è altro che “THEME FROM S.W.A.T.” dei Rhythm Heritage.
Che dire? Un grazie alla nostra undertow che ci ha segnalato questa perla e… Buona (si fa per dire) visione!
Eccola, finalmente!
Ci scuserete se partiamo con un certo ritardo, ma abbiamo voluto fare le cose per bene. Chiunque abbia visto un qualsiasi frame della serie sà che è a dir poco meravigliosa e quindi merita ogni riguardo.
Fam Fan Fan è una giovane pilota di vanship affiliata ai Pirati del Cielo, reietti della società che campano catturando e depredando le navi, da loro ribattezzate Balene Volanti (la terminologia che sentirete usare a Fam e a Giselle è infatti proprio quella delle baleniere, che abbiamo preferito comunque tradurre).
Un giorno la Vespa (sì, Vespa) di Fam incappa nella nave ammiraglia della flotta di Touran, pacifico regno attaccato dalla malvagia (almeno sembra, aspettate a vedere chi ne è il capo supremo) Federazione Ades (un nome un programma). Grazie alla nostra eroina ed ai suoi amici (tra i quali spicca una vecchia conoscenza, Dio, in versione schizzatissima) le due leggiadre principesse di Touran, Miria e Liliana, riescono a salvarsi, ma è solo l’inizio di una fantasmagorica avventura ricca di personaggi, colpi di scena e, ovviamente, …immelman!
Note tecniche di traduzione.
Abbiamo scelto di partire, per i nomi, dalla traslitterazione giapponese ufficiale, arrivare al suono e rendere dei nomi il più possibile plausibili (che, guarda caso, nel 98% dei casi coincidono con quelli del sito ufficiale inglese).
Ma la nostra propensione per la fedeltà all’opera è andata anche oltre.
S’è infatti deciso di sottotitolare la serie non in italiano (a quello ci hanno pensato altri), ma in lastexilese, ovvero la lingua con la quale avete sempre visto e vedrete scritta ogni cosa. Confidiamo che riuscirete a godervi ugualmente questo capolavoro.
Prima che si gettino a terra strappandosi i capelli e ci intasino la shout chiedendoci come abbiamo potuto essere così sadici, diciamo ai pochi che non l’avevano intuito che la seconda cosa non è vera.
Questo ci da comunque l’occasione per rivelare anche a voi quello che la nostra esperta di idiomi classici, lachesis, ha scoperto: quelle che vedete ovunque non sono altro che scritte in inglese traslitterate usando l’alfabeto greco moderno dove questo dispone di suoni uguali, e quello latino dove invece certi suoni mancano.
Per esempio, nel secondo screen, Giselle non invita i compagni a muoversi dicendo loro “ajò”, come faremmo dalle mie parti, ma semplicemente saluta Dio chiamandolo per nome. Oppure, altro esempio, sulla fiancata della vanship di Dio c’è scritto “Forever Sky Pirates, Forever Kartaffel”.
Ora che sapete il trucco ditemi: che c’è scritto sulla pergamena del primo screen?
Un famoso inventore, costretto ad indossare una maschera per superare le sue fobie, muore in circostanze misteriose. Sette anni dopo, quando tutti i familiari sono riuniti per commemorarlo, anche il figlio, che gli è succeduto alla guida dell’azienda, muore nello stesso modo.
Maledizione? Complotto di famiglia? Ormai scafata, anche se dopo due soli episodi, Rie Kaishou sa che le deduzioni del padre lasciano il tempo che trovano e va a rintracciare Shinjurou, impegnato a cercare di recuperare la preziosa rubrica telefonica di una escort.
Anche oggi piccolo extra: il secondo web episode di Inga Nikki, che racconta il backstage della scelta del nome per la miniserie.
Ricordate che i web episodes vengono rilasciati in streaming, prima che sul sito, sul nostro gruppo Facebook, per la gioia di tutti gli iscritti.
Quindi iscrivetevi e non cancellatevi!
Chifusa e la fedele Kaede hanno appena iniziato il loro viaggio e subito si trovano ad affrontare una pericolosissima avversaria ed il suo micidiale ninpou chichimudou: vedere per credere.
Come avrete notato, e se non lo avete fatto è impossibile non farlo dopo questo episodio, il nome della tecnica impiegata dall’assassina Manyuu non è l’unica parola con la particella “chi” o “chichi” (“tette”) che si incontra nell’anime. Con oggi ce ne sono ben sette. Per chi fosse ipnotizzato dal fanservice, preciso che si tratta di un geniale (booom!) gioco di parole con “ki”, la “forza vitale” che tanti eroi sanno concentrare ed impiegare in battaglia.
E non è finita! Anche il nome della mamma di Chifusa, Chikumi, è una storpiatura: di chikubi (“capezzolo”).
Ben due proverbi nell’angolo della cultura di oggi.
Il primo viene citato da Chifusa, correttamente, nei primi minuti: bushi wa kuwanedo taka-yoji(武士は食わねど高楊枝), “un samurai usa lo stecchino anche se non ha mangiato” (ovvero fa finta di nulla e non si scompone anche di fronte alle avversità).
Il secondo è invece alla fine, come sempre: gi wo mite sezaru ha yuu naki nari(義を見てせざるは勇無きなり), cioè “vedere una giusta causa (o “un’ingiustizia”) e non agire è una mancanza di coraggio”.
Ricordate: i torrent accoglieranno i singoli BD nel loro complesso, extra compresi, mentre nel frattempo le release saranno solo DDL.
Penultimo appuntamento con Ryuusei no gemini. È ora di chiudere i conti in sospeso per i nostri protagonisti, mentre Hei riprende la ricerca di Yin, Suou si reca all’acquario nella speranza di incontrare Shion. Ad attenderla ci sarà però qualcun’altro… e non sarà il solo. Riuscirà a cavarsela questa volta?
L’episodio di oggi è ambientato nel mondo delle idol, della musica pirata e delle vocaloid (ebbene sì, Hatsune Miku si becca una citazione per la seconda volta di seguito). Qualcosa che ci è molto familiare, insomma.
Un’importante produttrice discografica viene trovata morta. Un’estensione pirata per il nuovissimo software Dol-pli viene sequestrata un attimo prima della messa in vendita. Tre idol un tempo famosissime sono ora oltre la soglia dell’esaurimento nervoso e pressoché ridotte a chiedere l’elemosina.
Riuscirà Shinjurou a risolvere il caso? Come gli incasinerà una eventuale soluzione Kaishou Rinroku? Chi è Inga?
Pressioni giunte direttamente dal Giappone (Akainatsuki in delirio moe) ci hanno imposto di avviare la traduzione parallela dei mini web episodes di Inga Nikki (Il Diario di Inga), scenette in cui chibi versioni dei protagonisti interagiscono dicendo cose la cui importanza è irrilevante, tanto sono carini lo stesso.
N. B. I webisodes di Inga Nikki vengono rilasciati in streaming in anteprima, mano a mano che sono pronti, per gli iscritti al nostro gruppo su Facebook.
No, non mi si è rotto quello del forno, ma ce ne serve uno in carne ed ossa e pratico di Aegisub per darci una mano con The Skull Man. Senza, andremo molto, molto, MOLTO più lenti. Se siete interessati e sapete fare il timing di un fansub in tempi ragionevoli, lasciateci un messaggio nei commenti, scrivete a me o Spawn via PM, scrivetemi su Recensubs, come volete, noi rimaniamo in speranzosa attesa. Grazie!
Mentre parte dello staff è in giro per Lucca a farsi fotografare dai fan, io sono rimasto a casa alle prese col pupo che non fa la cacca perché lo sciroppo per il reflusso provoca stitichezza. E vabbé. Non è questo che vi interessa, ma volevo farvene partecipi.
Siamo arrivati alla notte di Halloween e dunque ci vuole una bella release in tema, no? Eccovi serviti: un bel film indipendente, presentato allo Science+Fiction Festival di Trieste del 2010, dove ha vinto il premio Nocturno, e finora non distribuito in Italia, forse perché è un mediometraggio, boh.
Michi è stato mollato dalla fidanzata Gabi, ma non riesce a rassegnarsi e per questo decide di partire dalla natìa Vienna per andare a trovare l’amata che si è trasferita a Berlino, con la scusa di restituirle le chiavi di casa. Per una sfortunata coincidenza, però, arriva nella capitale tedesca proprio mentre un’epidemia sta trasformando le persone in belve furiose desiderose di mozzicare i propri simili. Si ritroverà quindi barricato in casa della sua ex, senza cellulare e in compagnia di Harper, un assistente idraulico che si trovava lì per dei lavori. Come riuscire a mettersi in salvo e a rintracciare l’amata Gabi?
Rammbock, distribuito con il fuorviante sottotitolo Berlin Undead e in America con l’ancor più fuorviante Siege of the Dead (L’assedio dei morti viventi) è una tragicommedia di 61 minuti scritta da Benjamin Hessler, diretta da Marvin Kren e, incredibile a dirsi, prodotta dalla ZDF, la TV pubblica tedesca; è come se la RAI avesse prodotto Eaters, fantascienza pura, da queste parti. Dicevo, il sottotitolo è fuorviante, perché non ci sono zombi, ma gente infettata dalla rabbia come in 28 giorni dopo; gli spettatori più impressionabili non hanno da temere perché, vuoi per una scelta registica, vuoi perché i soldi non erano molti, di sangue praticamente non se ne vede, a parte un’unica inquadratura dove una ragazza viene morsa al collo.
Avremo modo di seguire, dunque, i temerari tentativi di Michi ed Harper di uscire di casa prima per cercare di recuperare un cellulare che squilla in continuazione, poi per trovare Gabi e alla fine per elaborare una fuga dal condominio, il tutto coronato da un finale insolito e romantico. Spero gradirete.
Prima di concludere, un ringraziamento a Paolo C. di Film per pochi, è stato grazie alla sua recensione che ho scoperto questa piccola gemma indie. Buona visione!
(Due note tecniche: 1) il video non è proprio il massimo, nonostante abbia encodato direttamente da DVD, perché ferocemente interlacciato e l’immagine sempre molto mossa; 2) ho tradotto dai sottotitoli inglesi, ma qualche battuta era stata saltata e mi sono affidato alle mie misere conoscenze di tedesco per identificare quanto detto, spero di non aver fatto errori eclatanti. Mi scuso sin d’ora nel caso fosse accaduto)
Come promesso, ecco partire la versione eufemisticamente definita “Director’s Cut” di Manyuu Hiken-chou. Ma giusto perché l’avevamo promesso, appunto. E anche perché le traduzioni ormai erano fatte e qui non si butta niente!
Periodo Edo, passato alternativo. Molto alternativo, perché la misura prima del benessere è considerata il seno. Più una donna l’ha grande, più è rispettata, più la sua famiglia è potente. Premessa folle per le avventure di Chifusa (gioco di parole con chibusa, “seno”), appartenente al ramo cadetto del clan Manyuu, il quale domina lo Shogunato grazie ai segreti di una pergamena che rivela le tecniche per ridurre e/o sviluppare il seno.
Chifusa non condivide l’ingiustizia su cui si basa la società e grazie alla quale prospera la sua famiglia, quindi diserta, aiutata dalla fida Kaede ed inseguita da tutto il clan, deciso a farla fuori ed a recuperare la sacra pergamena da lei trafugata.
Quel che difetta in trama la serie lo recupera (si fa per dire) in fanservice che, vi avverto, a volte rasenta il nauseante. In un disperato sforzo di nobilitare le release, fornirò nelle news la corretta versione delle perle di saggezza finali.
Ogni episodio, infatti, si chiude con un proverbio, un verso, un modo di dire della tradizione giapponese, parafrasato inserendovi la parola “tette” (come se non fosse già abbastanza presente nei dialoghi). Quello di oggi è sono tsumi o nikunde sono hito o nikumazu(そのつみをにくんでそのひとをにくまず), ovvero, più o meno, “odia il peccato, non il peccatore”.
I torrent accoglieranno i singoli BD nel loro complesso, extra compresi. Nel frattempo le release saranno solo DDL.
Come la varie case editrici annunceranno a Lucca le loro ultime novità, anche noi approfittiamo degli ultimi giorni prima di tuffarci nella bolgia per presentare la nuova stagione. A questo proposito vanno fatte subito alcune precisazioni.
È stato definitivamente deciso che Maria Holic Alive e Kyoukai Senjou no Horizon non avranno una versione BBF. La prima è un incubo di typeset che non vale la pena, la seconda non vale la pena e basta. A parere di chi scrive, ovviamente. Ben-to dovrebbe essere confermata, ma è rinviata sine die per gravissimi motivi. Confermate e in arrivo Last Exile Ginyoku no Fam (TV) e Manyuu Hiken-chou (BD, nascondete i bambini), mentre per Maken-ki! è tutto rinviato a Gennaio perché anche AT-X censura e di fare lo stesso lavoro due volte non se ne parla.
Ed eccoci finalmente alla release di oggi, con la quale inauguriamo una serie che, per quanto tenuta d’occhio, non era originariamente nei progetti ma che si è rivelata sorprendentemente meritevole: UN-GO.
“Un-go” è la pronuncia del nome dello scrittore Sakaguchi Ango, che più di 60 anni fa scrisse i racconti brevi “Meiji Kaika: Ango Torimono-chou” (Rinnovamento Meiji: Ango Detective Stories), una serie di storie poliziesche ambientate nel Giappone post-bellico che lo studio Bones (un nome, una garanzia) ha “spostato” in un presente alternativo dove ad essere appena finita è una guerra contro non meglio precisati “terroristi”.
Protagonisti sono Yuuki Shinjurou, detective abile ma sottovalutato dall’opinione pubblica, ed Inga, il suo assistente, all’apparenza un adolescente completamente schizzato e perennemente abbigliato con un pucciosissimo cappello-coprispalla-guanti a forma di panda. “All’apparenza” perché il suo passato e quello di Shinjurou, così come la natura della loro relazione, sono avvolti dal mistero.
Mistero che dovrebbe venire svelato dal film “Inga” che uscirà nei cinema giapponesi il 19 del mese prossimo. Per adesso vi riveliamo che il nome “Inga” è scritto con i kanji di “causa” (in 因) ed “effetto” (ga 果).
Questa nota, così come tutte le preziosissime altre che troverete sparse per l’anime, vi è offerta dalla nostra Akainatsuki, che per l’occasione, onde fornire un j-check di massimo livello, si è trasferita in Giappone dove segue la serie per noi in tempo reale! Ma quanto siamo forti?!
L’episodio di oggi introduce i personaggi principali e vede i nostri eroi alle prese con l’omicidio di un importante industriale indagato per appropriazione indebita ed in procinto di fare delle scottanti rivelazioni. E no, non lo uccidono con un caffè.
La release di oggi è un po’ particolare. Non si tratta infatti di una serie animata, ma di un ga-anime, OAV sperimentale prodotto dalla Toei Animation in cui gli autori coinvolti hanno potuto sbizzarrirsi dal punto di vista della realizzazione. H.P.Lovecraft’s The Dunwich Horror and Other Stories è la versione animata con statuine dipinte, dalla testa intercambiabile a seconda delle espressioni, di tre racconti di H. P. Lovecraft: L’immagine nella casa, L’orrore di Dunwich e La ricorrenza. Si tratta inoltre del primo fansub di quest’opera, snobbata dai gruppi inglesi evidentemente per la sua particolarità. Se immaginate una specie di Nightmare before Christmas vi sbagliate di grosso, ricorda più i vecchi spettacoli con la marionette nella piazza del paese.
Onore, gloria e pazienza ad Akainatsuki, che si è sobbarcata l’impresa di tradurre direttamente dall’audio giapponese, impresa improba soprattutto nel primo episodio, dato che il vecchio cannibale parla in modo strascicato. Per concludere, faccio presente che per l’adattamento ci siamo basati sull’edizione Newton Compton, collana I Mammut. Buona visione e buon fine settimana!
Decima puntata, decima katana.
Episodio atipico quello di oggi, nel corso del quale Togame sarà letteralmente costretta a scavare nel suo passato da Rinne Higaki, un bonzetto così vecchio da essere addirittura un contemporaneo dello stesso Kiki Shikizaki.
Numerose rivelazioni vi attendono, mentre i Maniwani sono sempre di meno, i sentimenti di Togame e Shichika sempre più forti e la Principessa Hitei sempre più scosciata.
Si avvicina lo spettacolare finale! Restate con noi!
Decimo appuntamento con Ryuusei no gemini. Il precedente episodio si era concluso con una rivelazione scioccante, Suou è morta otto anni fa!
Com’è possibile? È una menzogna? Se così fosse allora chi è in realtà la Suou che abbiamo seguito finora?
Ormai ci avviciniamo alla conclusione e con essa iniziano ad emergere le prime sconcertanti rivelazioni (tra le quali scopriamo che Mao è un “feticista” delle caviglie XD).
Con un (bel) po’ di ritardo concludiamo anche Mortal Kombat Legacy, con gli ultimi tre episodi della serie, che lasciano ampio spazio alla realizzazione di una seconda stagione, più che probabile, visto il successo ottenuto. Per la precisione, le puntate 7 e 8 sono incentrate sulla storia di Scorpion, della strage della sua famiglia e la decisione di entrare per vendetta nel Mortal Kombat; la nona ed ultima ci mostra invece la “nascita” di Cyrax e Sektor, con tanto di combattimento dimostrativo e fatality finale, sotto gli occhi del perfido Shang Tsung.
Una piccola precisazione: siccome gli episodi 7 e 8 sono in giapponese e i sottotitoli inglesi originali non mi ispiravano per niente fiducia (oltre ad avere il timing peggiore mai realizzato, come vi renderete conto da soli), i dialoghi sono stati tradotti direttamente dall’audio originale dalla nostra Turnus, che ringrazio per la disponibilità. Detto questo, non mi resta che augurarvi buona visione.
La nostra Akainatsuki è partita in missione per Tokyo, perciò noialtri dello staff miseramente rimasti in Italia le auguriamo buona permanenza nei prossimi mesi a Shinjuku e dintorni (in realtà continuiamo a sentirci su Facebook e nel forum, ma volevo postare un saluto ufficiale anche sul sito).
Se volete seguire il suo diario di viaggio, non dovete far altro che aggiungere ai preferiti il suo blog, ricco di appunti e foto. L’invidia è suprema, ma ahimé, pannolini puzzolenti mi trattengono… :)